(in edicola il 1° marzo 2008)
Anche per raccontare lo stato attuale di Uomini e donne, uno dei programmi simbolo più evidente della decadenza della televisione italiana, scegliamo l’approccio, per così dire, impressionistico (come facemmo col Grande Fratello), rifiutando, per questa volta, il corteggiare questa o quella teoria – che sia dell’eterno rimando, post Marta Flavi, o del solito addormentamento pre-pomeriggio. In un collegamento esterno, un corteggiatore palestrato del tipo con pettorali molto alti (esofagei) incontra la sua bella corteggiata in una sorta di sacro speco, una grotta, di memoria sanfrascescana ma con incensini. Lui, non ricordando il numero di fratelli e sorelle di lei, non ottiene, al termine di una discussione interminabile, che un bacio su una guancia, ma recupera ampiamente consegnandole un cuscino molto piccolo e quasi certamente scomodo e una coperta di pile dell’Ikea con il suo profumo. Ci si strofina. Due corteggiatori rivali, che normalmente si abbracciano in camerino, si accusano di essere l’uno un puffo bello (o bello che non balla) e l’altro pupazzo di neve o maleducato.
Al nuovo insulto di “esternista” – riferito dal pupazzo di neve al puffo, per via della sua migliore riuscita in testa a testa con la loro amata, rispetto alla dialettica col pubblico e gli altri rivali in studio, Maria De Filippi interviene e chiede all’amata se non avrebbe preferito dai due una classica scena di gelosia. Lei risponde di sì. In tutto questo Gianni Sperti, il famoso ex-marito di Paola Barale, continua ad esserci, seduto mollemente, ogni tanto un sorriso di circostanza, ma fuori, Ormai ha quasi preso l’atteggiamento con cui uno studente di liceo né particolarmente bravo a scuola, né particolarmente dialettico o “contro”, siede ad un’assemblea d’Istituto che sì, gli offre su un piattino di plastica la possibilità di non fare lezione, ma a conti fatti in questo momento gli impedisce comunque di dormirsela della grossa o di giocare a poker elettronico. La pubblicità, coi suoi toni e ritmi innaturali, i suoi colori perfetti, paradossalmente ha il compito di restituirci alla realtà, fra una di queste scene e un’altra.
Non c’è un solo altro show italiano che sia così presente nella nostra mente quando pensiamo all’eterno dilemma se sia nata prima Maria De Filippi o la studentessa fuori sede che la guarda. Vale a dire: se la televisione peggiora tanto, è colpa della richiesta di peggioramento da parte del pubblico, o dell’offerta peggiorata per moti suoi interni e/o infernali. Noi non avremmo troppi dubbi, e anche l’anagrafe, del resto, sarebbe dalla nostra parte. Il dilemma è stato rispolverato da Pippo e Luzzato Fegiz nella conferenza stampa sanremese di mercoledì. Quando, entrambi con una grossa parte di ragione, probabilmente, ma certo non tutta, si chiesero se l’insuccesso di Sanremo sia dovuto, quest’anno, più all’innalzamento della qualità della conduzione o al cambiamento quanto mani epocale dei gusti del pubblico da casa (quello in teatro, si sa, è lo stesso da 30 anni almeno).
mercoledì 5 marzo 2008
Amici, la televisione che si autopeggiora
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mercoledì 13 febbraio 2008
Amici, rimandare all’infinito
(in edicola il 12 febbraio 2008)
Fra gli show capostipiti e campioni della tendenza che amiamo definire “Ciccio” (dal nipote di Nonna Papera che amava rimandare tutto), Amici di Maria De Filippi, e in genere tutto ciò che conduce Maria De Filippi, non può che ritagliarsi un posto d’onore. Se ci fate caso, i programmi vincenti di oggi, in televisione, sono quelli che propongono una formula di show affermata in epoche precedenti (a volte anche vite precedenti) salvo rimandare all’infinito la sua concretizzazione, la sua attuazione. Marta Flavi proponeva “Agenzia matrimoniale”, consegnando, nel passare di una sola puntata, una donna a un uomo in cerca? Maria De Filippi, in Uomini e Donne, allunga la fase del corteggiamento - i preludi dei prodromi dei preliminari - a due, tre mesi di trattative, che spesso si concludono con una delle due parti che rinuncia all’altra e comincia a farsi corteggiare da un terzo litigante (il quale non è affatto certo che godrà mai) per altri due, tre mesi di riprese, appuntamenti al buio alla luce delle telecamere, scontri violenti con i figuranti del pubblico in studio.
Amici è per uno show tradizionale, per un musical, perlopiù (perché fatto di musica, ballo, recitazione) quello che Uomini e Donne è per il sentimento o per il sesso. O per l’idea che Maria De Filippi ha del sentimento in televisione. Amici non fa altro che rimandare per un anno uno spettacolo di musical che non avverrà mai. E non solo perché quasi nessuno dei partecipanti avrà mai un vero ruolo in un musical, ma perché lo scopo di questi show è nascondere malissimo l’insicurezza che hanno a rappresentare finalmente una bella finzione ben recitata, ben scritta e ben musicata, nascondendosi dietro il dito della verità, del realismo che c’è in un backstage infinito che procrastina, di puntata in puntata, la vera messa in onda di qualcosa che forse, ormai, il pubblico non capirebbe più: una messa in scena autenticamente fittizia. L’unico realismo su un palco è fingere tutto, con l’onesta del professionista che abbraccia sulla scena un personaggio al cui interprete caverebbe gli occhi a mani nude, se potesse, dietro le quinte. Oppure di quello che riesce a morire benissimo per spada o di veleno, nella fiction, e poi una volta a casa non riesce a vivere neanche un po’.
Riconosciuto questo, domenica scorsa puntata mozzafiato. Non solo Maria riesce a non farsi ingrassare dal chiarore delle sue vesti, e senza mostrare neanche per un istante di parteggiare per il team del bianchi contro i neri. In più, gustosissimi RVM in cui la concorrente Roberta espone sul doppiogiochismo di Cassandra, facendola quasi piangere e sfruculiandola attraverso doppi sensi tratti dalla canzone Bandiera Gialla, che non tutti riescono a comprendere, tranne la diretta interessata che fa buon viso a cattivo gioco e comincia a cantarla, segnando senz’altro un punto a favore sulla sua rivale storica. Mentre al giovane Jurmino viene indicata una cura infallibile per la calvizie, si prepara il clou dell’episodio. Maria Luigia viene drasticamente eliminata dal gioco e, non contenta, decide di cantare fra le lacrime giustificate dalle stecche e le stecche giustificate dalle lacrime il suo pezzo forte: Il mare d’inverno di Loredana Berté. Tutto è salvo, finché “the show must go back”.
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domenica 10 febbraio 2008
GF: un successo continuo, perché?
(in edicola l'8 febbraio 2008)
Per questa parte dell’anno, Sky Vivo propone una doppia programmazione. Sintonizzatici sul canale 109 della piattaforma, l’ambita schermata da cui scegliere liberamente di che morte morire, in modalità interattiva, se Amici di Maria De Filippi o Grande Fratello. Per questa volta scegliamo il Grande Fratello e ci troviamo di fronte agli split screen che hanno contribuito a rendere famoso il reality-show di Canale 5 almeno quanto i rutti o le innovazioni nel corteggiamento. Fingiamo per un articolo di non saperne e non volerne sapere di più, dei personaggi che agiscono all’interno della nota casa, più o meno alle 13 di ieri. La massima concentrazione di persone, è evidente, è nel primo riquadro sulla sinistra, quello che rappresenta quello che accade in giardino. Nel secondo, un ometto attualmente grande come un Oompa Loompa da fabbrica di cioccolato, ma particolarmente inoperoso, passa e ripassa il pavimento con uno scopettone, con grande svogliatezza e superficialità, forte del fatto di non poter essere visto da nessuno se non da diverse centinaia di migliaia di persone che non possono raggiungerlo con una secchiata in testa, per la sua inoperosità.
Nel giardino, alcuni giovanotti e fanciulle prendono il sole, in modalità da solarium montano, su divanetti e pouf tipici da locale per aperitivi con poca qualità e pochissima quantità nel buffet. Altri, dopo aver preso il sole, saltano una sorta di cavallina di gommapiuma, con capriola, in una prefigurazione delle tipiche prove di Buona Domenica che ha il valore rappresentativo di visione, come da santo in estasi. Solo, collettiva e niente affatto beneaugurale. Alcune donne hanno degli addominali micidiali. Certi uomini pronunciano delle frasi dal senso incompiuto o errato. Una voce dall’oltretomba annuncia: “Cambio batteria a tutti”, e per questi pesciolini è come una zaffata di nuovo, sebbene ciclico, nella routine. Vale a dire qualcosa che per noi è pura puzza di mangime o senso del dovere verso quelle creatura minuscola, che pure ci decorano la stanza, e in grande difficoltà senza di noi, per loro la vita stessa, se non le guardassimo e nutrissimo all’occorrenza.
Una giovanissima donna dai capelli ricci è bellissima, come quelle belle che uno spero abbiano da qualche parte qualche tara, anche solo mentale, per potercele avvicinare. E invece, a sentirla parlare, siamo così instupiditi noi stessi dalla grazia con cui dice - agli amici lì presenti, beninteso, niente affatto a noi - “Feci il primo bacio a 13 anni e mezzo con un fidanzato di due anni”, che ci sembra anche intelligente e riflessiva quanto basta per essere per sempre irraggiungibile. Dentro l’abitazione, un uomo espone le sue ascelle pelose a una ragazza vestita di tutto punto, che sembra non fare troppo caso al fatto che lui sia convinto di trovarsi in televisione. Gli racconta cosa le piace davvero fare, che gente vedere, e la maggior parte dei punti dell’elenco lui non capisce o fa finta malissimo di capire. Se torniamo fuori, anche se nel quarto riquadro, il primo sulla destra, stavolta, si gioca a calcio usando come pali di una porta le suddette poltroncine da aperitivo. Nella versione del lunedì sera, questo show è uno dei programmi di maggior successo nel nostro paese dopo otto edizioni, e un motivo ci sarà. Basta solo che nessuno ci venga a dire, ora, con precisione quale.
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mercoledì 23 gennaio 2008
Il Gf cambia corso: anche il reality si è trasformato
(in edicola il 23 gennaio 2008)
Il Grande Fratello di quest’anno, iniziato lunedì sera in prime time, perdendo nientemeno che contro “Un Caso di coscienza 3” la sfida Auditel che tanto lo confortava le scorse stagioni, ha alcune marce in più rispetto alla tradizione di reality che esso stesso ha inaugurato. Un tempo, il reality-show era il programma innovativo e relativamente incontrollabile che gli altri elementi del palinsesto temevano (fossero questi elementi dei quiz, delle sedute di infotainment, delle classifiche musicali o le varie orribili personificazioni di essi che li conducono). Questo avveniva principalmente perché il reality non aveva copione e le donne in esso sembravano belle e giovani anche senza troppo trucco. Uomini e donne della televisione, abituati da decenni a chiedere il permesso ad autori a volte diciottenni il permesso anche di schiarirsi la gola alle prove di un intervento sul divorzio di Pippo Baudo durante un talk – e nondimeno avvezzi anche ad ore ed ore di make-up – hanno visto da subito una terra promessa mancata, in quella formula apparentemente geniale, e poi solo noiosa, di uno show in cui erano i protagonisti a dire alla telecamera dove guardare, muovendo dalla stanza da letto verso il gabinetto sociale.
Dal momento che, nonostante le apparenze, la maggior parte delle persone che lavorano e contano davvero in televisione non hanno ancora partecipato né parteciperanno a un reality show, la tendenza sopra sintetizzata ha avuto presto la peggio, e il reality si è trasformato in altro degli strumenti delle politiche e delle economie editoriali dei canali e dei palinsesti. La sincerità paga pochissime volte in fatto di spettacoli, soprattutto quando sono molto visti; e quando paga, non paga come si vorrebbe.
Questa ottava stagione di Grande Fratello, in particolare, sembra segnare un punto di svolta. Mai era stato così recitato, così eterodiretto, così editoriale. La scena fintissima della separazione del brasiliano dalla moglie che rinuncia a entrare nella casa, pur gelosissima, per lui, è proprio l’anello che non tiene, con cui si è esagerato, ma che si propone come annuncio del nuovo corso.
Il Grande Fratello è talmente ben scritto ormai, che è scritto meglio della maggior parte delle altre trasmissioni, che si sono come rilassate dal punto di vista della cura dei testi, soprattutto proprio per l’avvento dei reality-show stessi.
Siamo quasi davanti alla nuova Alda D’Eusanio: una trasmissione che dovrebbe essere improvvisata, ma che è invece talmente ben orchestrata e recitata che la minoranza degli spettatori (che capisce la solfa) la guarda fra il divertito e l’ammirato. Il resto, la maggioranza, la guarda lo stesso. I mostri che la tendenza reality ha creato sono sotto gli occhi di tutti: L’italia sul due, Buona Domenica, Amadeus. È abbastanza evidente, ormai, che quando Canale 5 o chi per esso ha voglia di far finta di far sapere al suo pubblico come la pensa su un certo tema, vuoi la transessulità, vuoi le coppie multietniche, vuoi la situazione post-divorzio di Katia Ricciarelli, non è più al Tg5 o a Verissimo (la sua appendice meno trash e vitale) che si affida, ma al Grande Fratello.
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